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Non stanchiamoci di orientare i ragazzi

NON STANCHIAMOCI DI ORIENTARE I RAGAZZI - Quando papa Pio XII e Luigi Gedda decisero di unire gli sforzi e gettare le basi per il Centro sportivo italiano, la nazione viveva un periodo di profonda incertezza. Si respiravano gli ultimi sussurri della seconda guerra mondiale che aveva messo in ginocchio la popolazione italiana, ma nonostante tutto ferveva il nuovo e la voglia di ripartire. Dagli oratori e da tutti i borghi, l’associazionismo cattolico profuse i propri principi educativi attraverso lo sport.
Allora i giovani avvertivano un’incertezza postbellica, una sensazione di smarrimento che il CSI colmò dando punti di riferimento. A distanza di più di 70 anni, sono cambiati i “pericoli” che disorientano i ragazzi, ma il Csi è ancora presente perché è sempre necessario trasmettere valori.
Stacchiamo i giovani dal pc e portiamoli al campo di gioco! Perché fa bene per il corpo, per la salute e per le relazioni. Stare insieme agli altri aiuta a formare gli adulti di domani. Andare via da ragazzini, spiccare il volo e tornare da genitori con figli e una famiglia. «Lo sport misura il valore umano in millimetri e in centesimi di secondo», dice l’antropologo Bernard Arcand e nel Csi ci sono uomini testimoni dell’importanza delle relazioni.
Come Silvio Moro che è stato e sarà nel tempo un esempio per tutti: la voglia di creare una squadra e di trasmettere passione ha alimentato una fiammella di vitalità sportiva nella sua Salboro. La sua energia dà speranza. Occorre, dunque, partire da una diagnosi sociale, culturale e politica, per comprendere quello che viviamo oggigiorno e cogliere la ricchezza che il Csi può trasmettere.

Marco Illotti
Presidente Csi Padova

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